Vorremmo richiamarci allora a Kandinsky quando nel suo libro "Lo spirituale nell'arte" afferma molto chiaramente che, se nella musica non si imitano i suoni della natura, ma se ne costruiscono di nuovi, così nella pittura ci si deve (o comunque ci si può) affrancare dalla pedissequa imitazione della natura, delle sue forme, dei suoi oggetti, delle prospettive realistiche da essa offerte.
Kandinsky è stato peraltro un grande sostenitore dell'analogia fra pittura e musica.
Cerchiamo allora di trovare la nostra linea, i nostri accordi di colore come fossero accordi musicali, i nostri ritmi, liberandoci per un attimo dall'ansia di voler rappresentare qualcosa e lasciando solo che il risultato sia la gratificazione e l'armonia intrinseca.
Questo ci farà prendere, come minimo, maggiore dimestichezza con pennelli, colori, supporti e materiali in genere, che è la prima condizione per trovare, per così dire, la nostra propria frequenza.
Vorremmo precisare che non si tratta comunque di dipingere con un'altra intenzionalità. A nostro modo di vedere vorremmo andare oltre anche una pittura che esprime concetti.
Vorremmo proporre una pittura che è simile a una meditazione, che si definisce facendosi. Vorremmo proporre una pittura che è quasi pratica quotidiana, se volete, pratica spirituale, pratica equilibrante.
A titolo esemplificativo vorremmo proporre un sasso dipinto secondo l'attitudine sopra descritta: senza troppa pianificazione, rispondendo via via alla richiesta avanzata dal colore posato appena in precedenza, rispondendo alle esigenze del sasso.
Continua...
Nessun commento:
Posta un commento