martedì 2 giugno 2009

Le nostre città e la mente poetica
















Sogno una città
con un muro bianco
per le mani di tutti

che non debbano più cercare,
disperate ed esuli,

superfici rubate
violate
e perciò meditanti vendetta.

Sogno una città
per innamorati
ove affari, efficienza,
apporto e commercio
scopran d'essersi retti
da sempre sull'anima.

Sogno una città
senza ore pubbliche
e ore private,
dove l'anima non debba cercarsi conforto
per vie degradanti.

I barbari che ora sorgono
da dentro le nostre mura
son bambini rabbiosi
perché privi di cura.
Son quelli di noi
che non possono intendere
i monumenti all'intelligenza,
alla volontà,
alla maestà dello spirito,
perché son quelli
a cui la città non parla.



Dovevamo riparlare della mente poetica.
Il concetto è ben espresso da James Hillman nel libro "Fuochi blu". E delinea una facoltà la cui caratteristica è il procedere per immagini.
Tutto il testo è pervaso dal proposito di stimolarci a "fare anima" e consigliamo vivamente di leggerlo nella sua interezza per fornire altre ali alla nostra creatività.
Sicuramente capiterà di citarlo altre volte.
Questa volta lo abbiamo voluto ricordare per alcune considerazioni riservate alle nostre città che ci hanno stimolato pensieri poetici.
Del resto Hillman stesso ha un procedere poetico nella trattazione dei temi che gli stanno a cuore. Dunque, non ci vogliamo prendere troppi meriti, il lavoro immaginale era stato in gran parte fatto da lui.
E questo non può che evidenziare la funzione del contagio positivo. Mettiamoci in contatto con altre menti poetiche per liberare anche la nostra.










Il libro costa € 32,00 ed è edito da Adelphi.

lunedì 1 giugno 2009

Lungotevere

Secondo la canzone, già molti anni fa, non si vedevano più innamorati per lungotevere. Ma se le coppiette hanno modificato le loro abitudini, non per questo il luogo ha perso motivi di fascino.
Queste due arterie che scorrono accanto ai parapetti a ridosso del Tevere sopra agli alti argini eretti subito dopo l'unità d'Italia per proteggere definitivamente la capitale dalle inondazioni, sono dei punti d'osservazione impareggiabili per gli innamorati dei luoghi speciali.
Da ponte Garibaldi, ancora segnati dal triste ricordo dell'uccisione di Giorgiana Masi quel 12 maggio del 1977 che sembrò chiudere tragicamente la nostra adolescenza, possiamo volgere lo sguardo, da una parte, verso l'Isola Tiberina e il Ponte Rotto, dall'altra verso una prospettiva del Cupolone di quelle che costituiscono un vero "classico" degli scorci romani.
Ma nei pomeriggi di tarda primavera, quando il sole comincia a carezzarci pigramente, non si potrà non riservare uno sguardo ai riflessi dei tanti palazzi che si specchiano sulla superficie del fiume in una forma più morbida e fluida che più si anima al transito di diligenti paperelle.
E si proverà un senso di refrigerio alla vista dell'occhialone nei pilastri di Ponte Sisto ideato per mitigare la pressione della corrente.
Quando poi arrivano le sere d'estate il nostro piacere sarà una delle grattachecche della Sora Mirella sull'argine trasteverino poco prima che si intraprenda il tratto del Lungotevere che conduce al Porto di Ripa Grande.

mercoledì 27 maggio 2009

Il numero dei parlamentari è il vero problema?


Quella del dimagrimento dei due rami del parlamento ha tutta l'aria di essere un'altra grande campagna demagogica che rischierà di entusiasmare tante persone ingenue per quell'unico dettaglio immediatamente evidente e accattivante di positiva ricaduta in termini di risparmio pubblico.

Essa, un po' come fu quella sul maggioritario (di cui si magnificarono solo i vantaggi senza fare alcun cenno ai pericoli) presenta elementi di trasversalità rispetto alle forze politiche.

Ma poi sarà un'altra scelta di cui ci dovremo pentire...


Infatti, per il maggioritario si è scoperto col senno di poi che non è solo un meccanismo virtuoso che favorisce la governabilità ma un ordigno fuori controllo che gonfia a dismisura l'effetto del consenso popolare permettendo a chi lo ha ricevuto di fare il bello e il cattivo tempo senza scrupoli e senza il bene dell'apporto di forze critiche.


Così si vedrà, a nostro modesto parere, che la riduzione dei parlamentari permetterà di entrare in parlamento solo a chi avrà più risorse (soldi) da profondere nelle campagne elettorali. Ci vorranno più voti per essere eletti e ci sarà il serio caso che alcune categorie di persone, magari anche di una certa consistenza, non arriveranno a poter eleggere un parlamentare che ne rappresenti gli interessi.


Sommando i due strumenti, all'apparenza innocenti, avremo creato un parlamento elitario e poco rappresentativo. Ci consoleremo del fatto che opererà a minor costo?

domenica 24 maggio 2009

Primo, ampliare gli orizzonti

Per quanto, al giorno d'oggi, si abbia la strada più spianata che in passato in quanto ci sono stati gli Impressionisti e, via via, tutti gli artisti e i movimenti che sono seguiti nel XX secolo, la persona media è ancora legata a una concezione limitata dell'esperienza artistica e si troverebbe alquanto "ingessata" nel momento in cui volesse provarsi a esprimersi.



Vorremmo richiamarci allora a Kandinsky quando nel suo libro "Lo spirituale nell'arte" afferma molto chiaramente che, se nella musica non si imitano i suoni della natura, ma se ne costruiscono di nuovi, così nella pittura ci si deve (o comunque ci si può) affrancare dalla pedissequa imitazione della natura, delle sue forme, dei suoi oggetti, delle prospettive realistiche da essa offerte.



Kandinsky è stato peraltro un grande sostenitore dell'analogia fra pittura e musica.



Cerchiamo allora di trovare la nostra linea, i nostri accordi di colore come fossero accordi musicali, i nostri ritmi, liberandoci per un attimo dall'ansia di voler rappresentare qualcosa e lasciando solo che il risultato sia la gratificazione e l'armonia intrinseca.

Questo ci farà prendere, come minimo, maggiore dimestichezza con pennelli, colori, supporti e materiali in genere, che è la prima condizione per trovare, per così dire, la nostra propria frequenza.



Vorremmo precisare che non si tratta comunque di dipingere con un'altra intenzionalità. A nostro modo di vedere vorremmo andare oltre anche una pittura che esprime concetti.

Vorremmo proporre una pittura che è simile a una meditazione, che si definisce facendosi. Vorremmo proporre una pittura che è quasi pratica quotidiana, se volete, pratica spirituale, pratica equilibrante.



A titolo esemplificativo vorremmo proporre un sasso dipinto secondo l'attitudine sopra descritta: senza troppa pianificazione, rispondendo via via alla richiesta avanzata dal colore posato appena in precedenza, rispondendo alle esigenze del sasso.



Continua...





venerdì 22 maggio 2009

E' più legittimo non pagare le tasse o fare la spesa in orario di lavoro?


Naturalmente nessuna delle due cose!

Però il fatto che, di questi tempi, si stigmatizzino piuttosto le piccole trasgressioni che quelle grandi la dice lunga su da quale parte stia il potere.


Ho sentito spesso sostenere che, con un'aliquota fiscale troppo alta, si incoraggi l'evasione da parte di determinati soggetti (parliamo sempre di percettori di reddito superiore ai 120000 euro che l'essenziale e qualche sfizio se lo possono abbondantemente levare).

Ma cosa vuol dire?!

Allora se a me 8 ore al giorno di lavoro sembrano troppe comincio direttamente a uscire dall'ufficio o dalla fabbrica un'ora prima?

Le norme di legge o contrattuali vanno prima cambiate secondo i procedimenti formali loro propri. Non ci si può autoridurre da sé.


Eppure, in questo periodo, se qualche comportamento si è dovuto additare come profondamente antisociale e prontamente reprimere è stato quello dell'assenza per malattia dei dipendenti pubblici.


Meditate gente meditate!


venerdì 15 maggio 2009

Accostarsi al pensiero


Pensiero è porsi domande radicali.
Non si tratta di assumere il punto di vista di questo o quel filosofo ma di apprendere da tutti i pensatori l'attitudine e le modalità per interrogarsi in modo più autentico, per arrivare, se possibile, ad alcune risposte più autentiche e più valide.
E' una questione di strumenti critici.
Vediamo un esempio di questione radicale.
"L'occidente è una nave che affonda, dove tutti ignorano la falla e lavorano assiduamente per rendere sempre più comoda la navigazione, e dove, quindi, non si vuol discutere che di problemi immediati, e si riconosce un senso ai problemi solo se già si intravedono le specifiche tecniche risolutorie. Ma la vera salute non sopraggiunge forse perché si è capaci di scoprire la vera malattia?"

Così scrive nel 1972 il filosofo Emanuele Severino in "Essenza del nichilismo" sintetizzando mirabilmente la condizione in cui viviamo noi cittadini dei paesi cosiddetti avanzati.
I libri di Severino sono impegnativi, tuttavia in commercio esistono sia testi accademici che testi più divulgativi. Almeno quelli della seconda categoria permettono comunque di accostarsi al suo pensiero e coglierne il nocciolo.

Egli sostiene che l'Occidente, angosciato dal "senso del divenire" che già dal tempo degli antichi Greci appare sempre come la suprema evidenza, ha tentato incessantemente di rimediare a questa ossessione. Il tentativo però è sempre rimasto infruttuoso poiché conteneva un errore strutturale che si trovava proprio nella premessa di tutta l'attività speculativa occidentale: l'assunto che le cose emergano temporaneamente dal nulla e poi vi rientrino.
Osserva Severino "come fa il nulla (non essendo) a produrre qualcosa e poi anche a riassorbire qualcosa?"
Se si parte con quel piede, per forza di cose dopo duemila cinquecento anni si perviene al nichilismo.
Anzi, si può dire che il nichilismo ha sempre covato nel profondo del pensiero occidentale.

Per conoscere relativamente meglio il pensiero di Emanuele Severino (anche se può sembrare singolare partire dalla fine) si può leggere l'ultimo volume della sua Storia della Filosofia intitolato significativamente "LA FILOSOFIA FUTURA oltre il dominio del divenire" proprio per indicare la necessità che si impone all'uomo di oggi di superare la prospettiva nella quale si è tenuta finora la filosofia occidentale.

Il libro costa € 10,20 ed è edito da Rizzoli

La notte marina





Pablo Neruda Poesie ( 1924 – 1964)




Notte marina, statua bianca e verde,
ti amo, dormi con me. Le strade mi hanno
a poco a poco sgretolato e ucciso,
il legno è cresciuto con me, l’uomo
ha conquistato la sua cenere, disposto
a riposare avvolto nella terra.

Si è fatta notte perché non vedessero
i tuoi occhi il suo misero riposo:
ha voluto vicinanza, ha aperto le braccia
custodito da vite e da pareti
ed è caduto nel sonno del silenzio, è disceso
con le radici nella terra funebre.
Io, notte Oceano, alla tua forma aperta,
al tuo spazio vegliato dalle stelle,
alla bocca bagnata del tuo canto
sono giunto con l’amore che m’innalza.

Ti ho vista nascere, notte del mare,
percossa da infinita madreperla:
ho visto le tue fibre stellate
unirsi alla tua elettrica cintura
e il moto azzurro dei suoni che incalzano
la tua immensa dolcezza divorata.

Amami senza amore, sposa di sangue.
Amami con la tua vastità, col fiume
della tua respirazione, con la crescita
di tutti i tuoi diamanti che traboccano:
amami senza la tregua del tuo volto,
dammi la probità del tuo tormento.

Bella sei, donna amata, notte bella:
hai in serbo la tempesta come un’ape
assopita fra i tuoi stami allarmati,
e sogno e acqua tremano nei calici
del tuo petto battuto dalle onde.

Notturno amore, ho seguito la tua eterna
elevazione, la tentennante torre
che attira a sé le stelle, la misura
del tuo vacillamento, le città
che edifica la schiuma sui tuoi fianchi:
io sono incatenato alla tua gola
e alle labbra che spacchi sulla riva.


Chi sei? Notte dei mari, dimmi
se la tua chioma scoscesa ricopre
tutto questo deserto, se è infinito
questo spazio di sangue e praterie.
Dimmi chi sei, piena di navi,
piena di lune che stritola il vento,
signora di ogni metallo, rosa
della profondità, rosa bagnata
dall’intemperie dell’amore nudo.

Tunica della terra, statua verde,
dammi un’onda che sembri una campana,
dammi un’onda di zagara furiosa,
quel brulichio di fuochi, l’acqua che io solco,
lo sciame di fiamme celesti: voglio un solo
minuto di estensione e, più di ogni altro
sogno, la tua distanza:
tutta la porpora che misuri, il grave
pensieroso sistema costellato:
tutta la tua chioma che visita
l’oscurità e il giorno che prepari.

Voglio avere il tuo volto simultaneo,
aprirlo nel mio intimo per nascere
su tutte le tue rive, per andare
con tutti i tuoi segreti respirati,
con le tue scure linee che difendo
dentro di me come sangue o bandiere,
portando queste arcane proporzioni
al mare di ogni giorno, alle battaglie
che ad ogni porta – amori o minacce –
covano.
Ma allora
Entrerò nella città con tanti occhi
quanti ne hai tu e indosserò il vestito
con cui mi hai visitato perché tocchino
l’acqua totale che non si misura:
purezza e distruzione contro tutta la morte,
distanza che non si può esaurire, musica
per chi dorme e per chi si ridesta.

giovedì 14 maggio 2009

Adolescente


Tratta da Poesie di Vincenzo Cardarelli, 1936, 1942


Su te, vergine adolescente,
sta come un'ombra sacra.
Nulla è più misterioso
e adorabile e proprio
della tua carne spogliata.
Ma ti recludi nell'attenta veste
e abiti lontano
con la tua grazia
dove non sai chi ti raggiungerà.
Certo non io. Se ti veggo passare
a tanta regale distanza,
con la chioma sciolta
e tutta la persona astata,
la vertigine mi si porta via.
Sei l'imporosa e liscia creatura
cui preme nel suo respiro
l'oscuro gaudio della carne che appena
sopporta la sua pienezza.
Nel sangue, che ha diffusioni
di fiamma sulla tua faccia,
il cosmo fa le sue risa
come nell'occhio nero della rondine.
La tua pupilla è bruciata
dal sole che dentro vi sta.
La tua bocca è serrata.
Non sanno le mani tue bianche
il sudore umiliante dei contatti.
E penso come il tuo corpo
difficoltoso e vago
fa disperare l'amore
nel cuor dell'uomo!

Pure qualcuno ti disfiorerà,
bocca di sorgiva.
Qualcuno che non lo saprà,
un pescatore di spugne,
avrà questa perla rara.
Gli sarà grazia e fortuna
il non averti cercata
e non sapere chi sei
e non poterti godere
con la sottile coscienza
che offende il geloso Iddio.
Oh sì, l'animale sarà
abbastanza ignaro
per non morire prima di toccarti.
E tutto è così.
Tu anche non sai chi sei.
E prendere ti lascerai,
ma per vedere come il gioco è fatto,
per ridere un poco insieme.
Come fiamma si perde nella luce,
al tocco della realtà
i misteri che tu prometti
si disciolgono in nulla.
Inconsumata passerà
tanta gioia!
Tu ti darai, tu ti perderai,
per il capriccio che non indovina
mai, col primo che ti piacerà.
Ama il tempo lo scherzo
che lo seconda,
non il cauto volere che indugia.
Così la fanciullezza
fa ruzzolare il mondo
e il saggio non è che un fanciullo
che si duole di essere cresciuto
.

La necessità dell'arte


Se tutti facciamo un po' di sport per essere più in forma e non necessariamente per agonismo, così dovremmo fare un po' di arte per essere in forma col "muscolo della creatività".
La riflessione, se pure la si fa, in genere viene sottovalutata!
Nella nostra cultura, a scuola, sviluppiamo (e neanche tutti) il ragionamento e la cura del corpo. La conoscenza di nozioni pratiche e la disponibilità di una macchina muscolo-scheletrica efficiente ci sembrano assicurarci una discreta adeguatezza alla vita.
Il punto è che, con questa premessa, si gravita sempre all'interno dello stesso orizzonte esistenziale.
Ci vuole una "mente poetica" (ne riparleremo) per far sì che il futuro non sia solo l'evoluzione del passato, non sia solo il potenziamento di organi e sensi già esistenti ma sia un allargamento globale della nostra esistenza grazie allo sviluppo di nuovi organi e nuovi sensi.

Fissiamo alcuni concetti.

E' creativo e artistico ciò che procede alla maniera dei sogni, ciò che è immaginale, ciò che è sperimentale e quindi ciò che segue percorsi non convenzionali.

All'inizio i disagi ci saranno così come fanno male i muscoli quando è tanto tempo che non sono in attività.

Ci vuole pazienza ma il viaggio può essere stimolante e il fiato si farà.

Continua...

lunedì 11 maggio 2009

Alchimia emotiva


Volete liberarvi da quei meccanismi che vi portano a reagire in modo automatico e spesso limitante a situazioni di vario genere nella vita?
In questo libro troverete un aiuto validissimo.
L'autrice, Tara Bennett Goleman (moglie di Daniel Goleman, autore di un altro best seller "Intelligenza emotiva"), oltre a illustrare tutte le tipologie di automatisimi che ci inducono a ripetere sempre gli stessi schemi comportamentali, ci insegna come riconoscerli sul nascere e come neutralizzarli sfruttando quel "quarto di secondo" che passa tra la sensazione e la reazione.
Tutto è spiegato con puntuali riferimenti alla anatomia e alla fisiologia del cervello di cui si descrivono le varie aree e le funzioni a cui presiedono.
Si richiede di aver pazienza solo riguardo alla nutrita casistica presentata. Ciò che è tipico dello stile americano di scrivere inteso a dare la dovuta concretezza a quanto si viene affermando in termini teorici.
Interessanti sono i riferimenti al pensiero del Dalai Lama e alla psicologia buddhista la cui autorevolezza in tema di funzionamento della mente umana è millenaria e universalmente riconosciuta.
Utile la sezione dedicata alle pratiche mentali.
Il libro costa € 8,20 ed è edito da Rizzoli.

sabato 7 marzo 2009

Santi Cosma e Damiano


Il 7 marzo 2009 in questa basilica di Roma in 20 abbiamo percorso secoli di storia.